Pensavano di essere liberi
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Pensavano di essere liberi

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Uno dei miei libri preferiti è un libro di saggistica che si chiama "Pensavano di essere liberi" è un giornalista ebreo americano che si chiama Milton Mayer, che ha visitato la Germania nel dopoguerra per intervistare alcuni cittadini tedeschi comuni che erano membri del partito nazista durante la seconda guerra mondiale. L’obiettivo era capire perché avevano abbracciato il movimento e come lo consideravano col senno di poi. I dieci uomini che ha intervistato erano membri della classe operaia e della classe medio-bassa: un custode, un soldato, un venditore, uno studente liceale, un fornaio, un esattore, un impiegato di banca, un insegnante e un poliziotto. Sono stati attratti dal movimento principalmente per guadagni finanziari personali, status e potere e in alcuni casi perché avevano paura di opporsi e non sapevano bene quando fosse il momento di dire basta, finché era troppo tardi per resistere.

La cosa che mi ha scioccata di più è che solo l’insegnante si era pentito di essere stato membro del partito e pensava che ciò che avevano fatto i nazisti fosse sbagliato. Tutti gli altri ricordavano l’era di Hitler come un periodo felice in cui avevano più soldi e libertà, da cui deriva il titolo del libro, Pensavano di Essere Liberi. Mi è piaciuto questo libro perché mi aiuta capire come pensano gli altri che hanno punti di vista politici opposti ai miei. Credo che offra molti spunti utili sulla mentalità fascista che sono rilevanti per il mondo di oggi.

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